Manifesto

MANIFESTO DEL MOVIMENTO NOVA CIVILITAS

 

Occorre ricostruire l’identità di un popolo.
Questa è una necessità che appare ogni giorno più evidente. Del popolo cristiano sembra non esserci più traccia. Parte della Chiesa cattolica appare a volte disorientata. Alcuni laici cristiani prestano spesso il loro servizio caritatevole come se fossero volontari di una qualunque ONG. Gli intellettuali cristiani sembra abbiano fatto la fine dei “desaparecidos” sudamericani. I movimenti cattolici appaiono ormai ritirati sull’Aventino della “scelta religiosa”. I politici cristiani – salvo encomiabili eccezioni – sembrano più condizionati dalle logiche della Civitas hominum che della Civitas Dei. Gli eredi dei grandi e generosi imprenditori cristiani appaiono ormai interessati più alla logica del mercato che a quella della fede. Le scuole d’ispirazione cristiana sembrano reagire timidamente all’offensiva ideologica del pensiero unico dominante, che tende sempre più a dilagare negli ambiti educativi attraverso processi d’indottrinamento finalizzati ad espellere la morale, la ragione e la coscienza dai luoghi del sapere.

Di fronte a questo desolante scenario urge impellente la domanda di cosa fare, di come agire per ricostruire l’identità di un popolo.
La sola via politica non basta. E appare, comunque, una pia illusione quella di pensare che la devastante rivoluzione antropologica in atto nel nostro Paese possa essere arrestata o rovesciata da qualche singola elezione.

Occorre, allora, fondare un movimento capace di avere un respiro più ampio. Ed è per questo che abbiamo pensato ad una realtà tridimensionale composta da tre fondamentali ambiti d’azione e di presenza: quello culturale, quello sociale delle opere e quello politico. Tre ambiti che dovranno essere strutturalmente intersecati tra di loro.

Il trinomio Cultura – Opere – Politica sarà la cifra identificativa e l’elemento caratterizzante del nuovo movimento.


CULTURA

L’ambizioso progetto di «ricostruire la coscienza di un popolo cristiano in Italia», che il movimento ha indicato nel suo Statuto, non può prescindere da un’incisiva azione cul- turale, data l’ineludibile connessione tra fede e cultura. Come, infatti, ebbe modo di ricordare Giovanni Paolo II nel 1982 «una fede che non diventa cultura non è pienamente accolta, interamente pensata, fedelmente vissuta». Cultura non significa scrivere dei libri. La vera cultura si identifica con quello che gli antichi greci chiamavano ethos, ossia il luogo in cui si vive secondo una determinata visione del mondo, di Dio, delle cose e si giudica la realtà con un determinato criterio morale. La cultura autenticamente cristiana è quella che nasce dallo svilupparsi di una riflessione critica e sistematica della realtà a partire da quel fattore determinate, assoluto, genetico che è Cristo.

L’ambito culturale rappresenta un contesto fondamentale per l’azione del movimento, anche per la necessità di opporre, nell’attuale momento storico, la Verità della fede alla menzogna dell’ideologia. Oggi più che mai occorre “fare cultura”, nel senso di rendersi ragione delle cose che accadono, senza omologarsi ai criteri di giudizio che il Potere impone, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa e tramite l’indottrinamento scolastico.

La cultura pertanto deve prestare attenzione ai desideri e i bisogni originali dell’uomo, che sono capaci di renderlo un autentico protagonista della storia solo quando è mosso dall’amore alla Verità.

1) È l’amore alla Verità che fa emergere il concetto di cultura nel suo significato più profondo, ovvero come introduzione della persona nella totalità del reale, come senso nel quale ogni particolare acquista valore. Ora, poiché tale introduzione alla totalità del reale avviene continuamente tramite un giudizio, occorre uno strumento che in modo

concreto possa aiutare a giudicare la realtà. In questo senso si pone come prioritaria la pubblicazione di un periodico settimanale del movimento.

2) È l’amore alla Verità che spinge all’esigenza dell’incontro e del confronto con altre realtà culturali sia aventi contenuti affini sia di segno diverso che utilmente possono costituire motivi di riflessione e crescita. In questo senso è immaginabile, oltre alle consuete occasioni di confronto tramite dibattiti, convegni, conferenze, seminari, ecc., an- che l’occasione di una kermesse annuale, a livello nazionale, capace di far incontrare e conoscere le migliori esperienze nel campo della cultura, della politica e delle opere.

3) È l’amore alla Verità che risponde al desiderio di una piena ed autentica libertà educativa. Da questo punto di vista il movimento porrà una particolare attenzione all’esperienza delle scuole parentali;

4) È l’amore alla Verità che desta anche l’aspirazione di una piena conoscenza della realtà attraverso un adeguato bagaglio culturale. In questo senso sarà importante, per esempio, costituire una scuola di formazione aperta a tutti coloro che desiderano essere presenti nel mondo secondo una prospettiva cristiana capace di incidere a livello cultu- rale, politico e sociale.

5) È l’amore alla Verità che genera nel cuore dell’uomo l’anelito di essere presenza culturale attraverso gli strumenti che normalmente vengono utilizzati, quali libri, pubblicazioni, DVD, stampe, ecc. Da questo punto di visto il movimento dovrà necessariamente dotarsi di una propria casa editrice.

6) È l’amore alla Verità che risponde al bisogno di valorizzare un rapporto fattivo e operoso con coloro che ci hanno trasmesso principi, valori e ideali che connotano la nostra visione cristiana del mondo.
La cultura del movimento infatti trae i suoi fondamenti da cardini essenziali quali la tradizione, l’esperienza presente, la rilevanza del passato attraverso la memoria e nello stesso tempo un’umanizzazione della realtà che attribuisca rilevanza a soggetti degni di rispetto ed intrisi di valori quali sono gli anziani.

In questo senso il movimento dovrà esprimere una potenzialità creativa capace di realizzare opere, servizi, strumenti che siano in grado di valorizzare il prezioso contributo culturale che gli anziani possono donare all’attuale società.

7) È l’amore alla Verità che risponde anche al bisogno di guardare al futuro delle generazioni. Il movimento, infatti, assume come imprescindibile valore culturale l’attenzione ai giovani, intesa in relazione alla loro crescita sotto il profilo della responsabilità più che al fattore economico. In tal senso, per esempio, l’idea di favorire la possibilità di lavoro

in settori come quello dell’agricoltura rende forse più evidente cosa significhi, a livello concreto, promuovere l’aspetto culturale tra i giovani. La realizzazione e la gestione di un’azienda agricola come opera del movimento, infatti, consentirebbe agli stessi giovani di crescere acquisendo un maggior livello di responsabilità, e di formarsi come soggetti attivi e non assistiti dallo Stato.

8) È l’amore alla Verità che spinge a rendere ragione della speranza cristiana testimoniando anche la conciliabilità tra scienza e fede. In un contesto dove si sono smarriti i valori cristiani perché semplicemente si sono perse di vista le ragioni della fede, occorre realizzare un’azione culturale tesa a restituire all’uomo di oggi le motivazioni profonde della visione teocentrica della vita. I giovani in particolar modo necessitano di un vaglio scientifico delle verità di fede per poter confessare pubblicamente la propria fede in Dio senza apparire agli occhi del mondo anacronistici e creduloni. È necessario delineare un percorso culturale tra scienza e fede alla ricerca della realtà, e riuscire a formare, da questo punto di vista, una generazione di cristiani forti delle proprie convinzioni e conoscenze, che possano essere evangelizzatori in qualunque contesto si trovino ad operare. A questo proposito si possono immaginare progetti come, ad esempio, seminari con possibilità di confronto e interazione in circoli culturali e parrocchie. Un percorso di semplice quanto efficace accesso per tutte le età.

9) È l’amore alla Verità che rende il giudizio operativo. La cultura trova la propria traduzione nell’esperienza e quindi nelle opere che conseguenzialmente tramite quel processo di valutazione della realtà possono essere realizzate. La nascita delle opere come traduzione operativa della cultura non può prescindere da un “io attivo” che passando attraverso il processo indicato progetta e realizza ciò che originariamente si pone come bisogno vero dell’uomo. Solo in questa prospettiva si può parlare di una fede viva.

A tale riguardo meritano di essere ricordate le parole del compianto Cardinal Carlo Caffarra: «Uno dei segni che la fede è viva è che genera fatti culturali straordinari. Penso a certi momenti della vita e dello spirito, e mi stupisco: che cosa la fede ha generato! Questa è cultura. San Basilio Magno, per esempio, è stato il primo ad organizzare una città della carità dove, da grande pastore che era, accoglieva gli ammalati nei primi ospedali. Pensiamo a tutto ciò che è seguito da quella prima esperienza».

È solo dall’amore alla Verità che può nascere tutto questo.
Il movimento intende quindi agire in campo culturale con uno slancio, un afflato, un impeto che ricordi la grazia fatta a Salomone, quando questi domandò a Dio il dono della sapienza, cioè dell’amore alla Verità: «Allora il Signore gli diede una vastità di cuore, come la rena che sta sulla riva del mare». Occorre diventare davvero capaci di vivere i confini sterminati di quel mare che è l’essere e la vita dentro la brevità dell’istante.


OPERE

Un cristianesimo vissuto è capace di generare un fermento operativo senza limiti, in quanto tende a investire tutto l’orizzonte dell’attesa umana. La legge originale per cui ci è stata data la vita è che abbiamo a imitare il Creatore diventando creativi. La vita ci è stata data per una creatività.

Per questo appare essenziale realizzare opere sociali e strutture imprenditoriali in cui si renda evidente l’ispirazione creativa cristiana, che nasce da un’esperienza di fede vissuta e che riesce a dare una concreta risposta ai gravi problemi della nostra società, cominciando dalla disoccupazione giovanile, vero e proprio attentato alla dignità di milioni di persone.

L’azione del movimento, in questo ambito, si inserisce a pieno titolo nel solco della tradizione cristiana che lungo i secoli è riuscita a generare opere straordinarie, e si declinerà non solo sul piano caritativo ma anche su quello imprenditoriale e culturale.
Non si può pensare di essere la voce di quelli che non hanno voce, degli ultimi, dei più deboli e indifesi, se non chinandosi sui fratelli meno fortunati per lenire in modo concreto le ferite e ridare loro dignità e speranza.

Come non pensare, per esempio, al progetto “Casa della Ricompensa”, realizzato a Napoli dalla nostra amica Francesca de Sanctis, che oggi ha voluto condividere l’esperienza del movimento, per far fronte alle necessità di una nuova fascia di povertà oggi poco considerata e quasi sconosciuta, qual è quella dei padri separati o divorziati. Si tratta di uomini il cui stipendio, al netto di quanto dovuto per il mantenimento del coniuge e dei figli, non consente di varcare la soglia della sopravvivenza, al punto da costringerli, molto spesso, a dormire nella propria automobile e a ricorrere alle mense dei poveri per nutrirsi. Con la “Casa della Ricompensa” Francesca de Sanctis è riuscita a dare una risposta concreta a questi padri, fornendo loro una dimora dignitosa, un pasto garantito, fondi per pagare le bollette delle utenze, e l’assistenza di psicologi volontari.

E come non pensare, per esempio, all’esperienza della “Consulta del Lavoro” di San Bonifacio (VR), fortemente voluta dal nostro amico Gianfranco Ambrosi, nata dall’esigenza di superare la solitudine degli imprenditori in difficoltà e di aiutare concretamente tutti coloro che hanno incontrato gravi problemi con istituti di credito a seguito della stretta finanziaria che ha generato una drammatica sofferenza nelle aziende italiane e nelle famiglie ad esse collegate. Oggi la Consulta del Lavoro opera attraverso un’azione sinergica tra soggetti pubblici e privati, e mediante l’istituzione di veri e propri “sportelli di ascolto” per le aziende, ed è riuscita a salvare vite umane distogliendo imprenditori disperati dalla tragica prospettiva del suicidio.

Come non pensare, infine, alle tante iniziative coraggiose di un altro nostro amico di Lamezia Terme, eroico testimonial anti-ndrangheta, finalizzate a sottrarre privati e imprenditori dalle grinfie della malavita organizzata, facendoli uscire dall’anonimato ed

inserendoli in una rete in cui trovare un aiuto concreto anche attraverso esperti nei vari settori dell’economia, della finanza, della politica economica e altre figure professionali messe a loro disposizione.
Sono queste opere, replicabili in tutto il territorio nazionale, che “parleranno” per il movimento e testimonieranno come solo una società costruita a misura d’uomo, capace di riscoprire radici, memorie, valori e identità di una cultura cristiana bimillenaria può condurre ad un’autentica realizzazione del bene comune.

Solo così si potrà creare una vera e propria “rete dei deboli” che, crescendo, potrà rappresentare un soggetto innovatore in una società attualmente dominata da pochi portatori di interessi particolari, che il più delle volte non corrispondono agli interessi generali del Paese.

A livello imprenditoriale si dovrà realizzare una rete tra le aziende che aderiscono al movimento, mettendo in campo iniziative finalizzate a favorire uno spirito di mutua collaborazione in una prospettiva sinergica che sia capace di realizzare una migliore valorizzazione delle risorse economiche e umane, un’erogazione comune di servizi, e generare nuove opportunità di lavoro.

Sarà, inoltre, importante creare imprese non solo per rispondere all’esigenza occupazionale dei nostri giovani, ma anche per produrre beni e servizi da destinare alle famiglie del movimento secondo una scala di necessità variabile (dalla gratuità al prezzo scontato o pieno), in una prospettiva di “economia di comunità”.

Da questo punto di vista, il movimento si potrà impegnare a favorire la costruzione di possibilità di lavoro in particolari settori come quello dell’agricoltura, un tempo ritenuto obsoleto ed ingiustamente abbandonato, mentre ora viene invocato, come scoperta da chi pone in prima linea l’aspetto biologico.

Si può pensare, ad esempio – come già è stato detto – ad un’azienda agricola in cui coinvolgere i nostri giovani, per la coltivazione e la produzione di particolari prodotti capaci di generare introiti significativi, tali da poter essere investiti in opere di carità. Una simile iniziativa – aperta anche alla possibilità di accogliere giovani con particolari problemi (disabili, ex tossicodipendenti, ragazzi con problemi psicologici o affetti da autismo, ludopatici) – sarebbe facilmente realizzabile anche attraverso l’utilizzo di beni abbandonati facenti parte del patrimonio pubblico o privato, oppure sottoposti a sequestro o confisca, e grazie all’aiuto in fase di avviamento di imprenditori coinvolti nell’esperienza del movimento. Il lavoro manuale della terra, in particolare, rappresenta oggi la modalità più efficace per quel “ritorno al Reale” prospettato dal grande filosofo-contadino francese Gustave Thibon per uscire dall’astrazione ideologica e dal delirio collettivo che caratterizza la modernità liquida.

La realizzazione di piccole aziende, peraltro, corrisponde pienamente all’idea di creare una imprenditorialità diffusa, secondo la prospettiva distributista, che il movimento ha nel proprio DNA valoriale.

Tra le opere da realizzare non possono mancare iniziative intese alla valorizzazione di una piena ed autentica libertà educativa, con particolare attenzione all’esperienza delle scuole parentali, anche attraverso l’istituzione di una rete capace di sviluppare forme creative di aggregazione ed esprimere potenzialità sinergiche.

Il movimento, infatti, è particolarmente sensibile alla crescente insofferenza e insoddisfazione nei confronti dell’attuale modello convenzionale di istruzione ed educazione pubblica, ritenuto da un sempre maggior numero di famiglie non più attuale, inadeguato, inefficace e persino pericoloso quando degenera in indottrinamento ideologico. Tale insofferenza e insoddisfazione ha portato negli ultimi anni alla moltiplicazione sul territorio nazionale di iniziative di gruppi di genitori che hanno deciso di ricorrere all’alternativa della scuola parentale.

Per questi motivi, il movimento incoraggerà direttamente e indirettamente il sorgere di progetti dove le famiglie, grazie a un approccio educativo innovativo, possano sviluppare anche nel nostro Paese un nuovo processo sociale nel campo dell’istruzione.

Le donne e gli uomini del movimento saranno riconoscibili da ciò che faranno e non da ciò che diranno. Sono le opere e non le parole che renderanno evidente la vera ragione per cui è nata l’esperienza del movimento. Diceva ai suoi fratelli Francesco d’Assisi: «Predicate sempre il Vangelo! Se necessario, anche con le parole».


POLITICA

La fede cristiana non è un fatto privato. Essa, in realtà, rappresenta il meridiano che attraversa tutti i paralleli. Tutte le grandi esperienze dell’umano quali il lavoro, l’amore tra un uomo e una donna, la cultura, la società civile, l’esercizio del potere politico, c’entrano con la fede.

Quindi una presenza culturale e sociale autenticamente cristiana non può prescindere dalla dimensione politica, la quale, anzi, è chiamata ad assumere un ruolo essenziale nel progetto di ricostruzione dell’identità cristiana del popolo.
Occorre preliminarmente precisare che, dal punto di vista politico, il movimento non si impegnerà mai in maniera diretta. Non è un movimento politico, né tanto meno un partito politico.

Il ruolo che intende assumere in questo delicato ambito è quello di rappresentare una piattaforma di dialogo, un luogo di incontro, nato con lo scopo di mettere insieme tutti coloro che desiderano concorrere alla costruzione di un modello di società realmente ispirato ai valori cristiani. In questo senso, il movimento potrà raccogliere adesioni sia da parte della gente comune sia da parte chi è già impegnato nell’attività pubblica e voglia ispirare la propria azione ai principi, ai valori, agli ideali e al progetto del movi- mento, pur senza lasciare il proprio partito di appartenenza.

Pur non trattandosi di un partito, il movimento intende rivolgere una particolare attenzione alla politica in quanto funzionale alla dimensione culturale e operativa che caratterizza il suo progetto di azione e presenza nella società. Questo potrà avvenire attraverso le modalità ritenute più idonee, come ad esempio quella di fornire propri rappre- sentanti ai partiti o alle liste civiche locali, attraverso accordi chiari e trasparenti, inseriti in appositi protocolli d’intesa stipulati per iscritto.

La presenza politica avrà senso solo se funzionale al progetto strategico del movimento in tutti gli altri suoi ambiti. In quest’ottica i membri del movimento che decideranno di impegnarsi nelle istituzioni dovranno sempre agire in nome di una politica consapevole del fatto che lo stato è laico ma non ateo.

Ciò che a noi preme è una politica ispirata dalla bimillenaria identità culturale legata alle radici giudaico-cristiane che nel corso dei secoli ha generato straordinarie opere sociali. Una politica che sia in grado di far risorgere il nostro Paese dalle sabbie mobili del pensiero unico e dei falsi miti di progresso imposti dall’attuale ideologia dominante.

Una politica che rifiuti l’idea dello stato come origine e fonte di tutti i diritti.
Una politica che promuova e difenda la piena e corretta applicazione dei principi iscritti nella legge naturale.
Una politica che favorisca la dimensione pubblica della fede cristiana.
Una politica che difenda il diritto all’obiezione di coscienza rispetto a qualsiasi disposizione normativa o provvedimento d’autorità che possa direttamente o indirettamente integrare una violazione della legge naturale.
Una politica che riaffermi la preminenza della funzione della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna quale soggetto fondamentale e insostituibile per la vita della società.
Una politica che promuova e difenda il valore sacro ed intangibile della vita di ogni essere umano dal suo concepimento fino alla morte naturale.
Una politica consapevole del fatto che sul riconoscimento del diritto alla vita si fonda l’umana convivenza e la stessa comunità.
Una politica che promuova e valorizzi il principio di sussidiarietà, declinato in tutti gli ambiti e settori in cui risulti applicabile.
Una politica che sappia guardare con particolare attenzione le necessità delle fasce più deboli della società, come gli anziani, le madri in difficoltà, i minori, i soggetti diversamente abili, i nuovi poveri, i disoccupati.
Una politica che si opponga all’idea che siano la finanza e la moneta a governare il mondo.
Una politica che si prodighi per arginare l’avida logica del mero profitto e della speculazione.
Una politica capace di mettere da parte le ideologie e fare appello, soprattutto per quanto riguarda l’agire economico–politico–sociale, alla ragionevolezza ed al senso comune.

Una politica che sappia coniugare economia e giustizia.
Una politica che riesca a creare le condizioni per una sana convivenza tra le persone, capace di valorizzare la libertà creativa dell’uomo.
Una politica che abbia come obiettivo la massima diffusione della proprietà privata, favorendo l’unione tra capitale e lavoro, in modo che quest’ultimo torni ad essere un pieno e autentico mezzo di realizzazione dell’individuo.
Una politica che favorisca l’aggregazione di persone per comparto lavorativo condiviso, al di là di ogni divisione di classe, come autentica modalità di rappresentanza democratica.
Il movimento intende essere una fucina in cui si possano formare politici autenticamente ispirati da una visione antropologica cristiana, capaci di testimoniare con coraggio la propria fede nell’agone pubblico e disposti a combattere senza cedimenti o compromessi in difesa della legge naturale.
Il suo impegno politico sarà cultura e creatività declinate nel sapere del potere civile. Per naturale vocazione, quindi, il movimento farà politica attraverso una incisiva presenza culturale ed una fattiva operosità a livello imprenditoriale e caritatevole. In quest’ottica si porrà come un collettore di uomini di buona volontà animati dal desiderio ardente di fare, di adoperarsi, di perseguire una causa, di mobilitarsi per un ideale e di realizzare progetti, creando al suo interno le condizioni per valorizzare idee e talenti di ciascuno.
Si creerà una compagnia di donne e uomini capaci di trasformarsi in soggetti incidenti nella realtà. Una compagnia di donne e uomini animati dal generoso desiderio di mettere i propri talenti a disposizione di un progetto comune e condiviso. Una compagnia di donne e uomini capaci di trasformare la società in un’autentica comunità.


UN’AMICIZIA ZELANTE E INCLUSIVA

La prima e fondamentale regola del movimento è la stretta appartenenza all’identità giudaico-cristiana. Solo un autentico senso identitario legato alla fede cristiana, attraverso un’amicizia attiva e creativa, può infatti garantire un percorso condiviso ed essere garanzia di longevità per il movimento.

Prima di qualunque questione organizzativa, ciò che davvero conta è la possibilità di creare un nucleo di persone legate da un rapporto gratuito, privo di qualunque tipo di calcolo e di qualunque logica di tornaconto. Un’amicizia che consenta di camminare sulla stessa strada, di accompagnarsi sulla stessa strada, in nome di un comune Ideale e verso lo stesso riconosciuto e amato Destino.

L’esperienza delle battaglie pro-family combattute in questi ultimi anni ha contribuito a rafforzare una rete di rapporti personali fondati sull’amicizia, sulla comune militanza e sulla stima reciproca. Questo prezioso patrimonio non può assolutamente essere

depauperato, ma deve anzi essere debitamente valorizzato nel nuovo progetto del movimento. Dopo anni di comune lavoro questa rete ha maturato oggi un aspetto di fon- damentale importanza: l’esigenza di un’attiva mobilitazione. Molti ora si chiedono cosa fare. La domanda ricorrente è sempre la stessa: quid agimus? Ebbene, proprio questa energia volitiva rappresenta il valore più prezioso della rete, un valore che potremmo definire con il termine “zelo”, parola che deriva dal verbo greco ζεῖν, ribollire. Occorre incanalare e valorizzare questo fecondo “ribollio” che nasce dal desiderio ardente di fare, di adoperarsi, di perseguire una causa, di mobilitarsi per un ideale, di realizzare un progetto, all’insegna di un fervore e di un entusiasmo. Ed è proprio questa cifra caratteristica del movimento che dovrà sempre essere mantenuta attraverso apposite iniziative che tengano vivo e desto il desiderio di mobilitarsi.

Un ulteriore elemento caratteristico del movimento sarà quello dell’essere pienamente inclusivo. L’esperienza dovrà considerarsi aperta a tutti coloro che intendono condividerne finalità, principi, valori e ideali senza esclusione di sorta.
L’azione dei membri del movimento dovrà essere ispirata ad un sincero e convinto spirito di servizio, soprattutto in coloro che assumono l’onere di un incarico di responsabilità, i quali dovranno agire, nell’ottica agostiniana, non per desiderio di potere (dominandi cupiditate), ma per dovere di servizio (officio consulendi), non per orgoglio di es- sere capi (principandi superbia), ma per l’amorevole preoccupazione di provvedere a tutti (providendi misericordia).

Il movimento dovrà identificarsi come una comunità di uguali in cui debbono trovare spazio le due virtù cristiane dell’umiltà e dell’obbedienza, valori che oggi sembrerebbero mortificare le capacità individuali di una persona, ma che sono invece elementi fondanti per qualunque tipo di esperienza comunitaria: ciascuno deve essere umile, nel senso che non deve sovrapporsi con la sua individualità alla comunità, ma deve sentirsi sottomesso e funzionale alla comunità nella quale si esalta insieme agli altri, e di conseguenza obbedisce alla comunità.

Sarà possibile realizzare l’ambizioso progetto che il movimento si prefigge, solo restando saldamente ancorati agli ideali ispiratori e solo attraverso un felice connubio di impegno e rischio, coesione e amicizia, slancio e capacità operativa.