Europa e Russia, un filo rosso attraverso venti secoli

di Matteo Venturi

La storia dei contatti  tra Europa e Russia è un racconto che si dipana ininterrotto tra i secoli ed è fatto di relazioni commerciali, scambi culturali , influenze reciproche, talvolta violenti scontri.

Potremmo partire idealmente ricordando come i Goti Greutungi, fuggendo dalle steppe del mar Nero , incalzati dalle orde degli Unni ,venissero ad affacciarsi sulle rive del Danubio supplicando asilo all’Impero Romano d’oriente retto allora dall’Imperatore Valente. Era l’anno 376 dopo Cristo.

L’Impero nel IV secolo era stato già testimone di quell’editto di Milano (313 d.C.), che passerà alla storia come “Editto di Tolleranza”, voluto dall’Imperatore Costantino e che aveva sancito un principio fino ad allora sconosciuto nell’ecumene imperiale: Il diritto alla libertà religiosa. Partendo da quella data la Chiesa era uscita definitivamente dalla clandestinità cui era stata condannata nei secoli precedenti per il suo essere considerata “religio illicita”.

L’ingresso della Chiesa nella società civile portò finalmente i cristiani ad essere cittadini attivi nella società romana. La Pietas cristiana da subito aveva  cominciato ad influenzare la politica statale ed i legislatori modificando il concetto di istituto familiare e di matrimonio, gettando le basi per l’abolizione della schiavitù, per la diffusione dell’istruzione e per una visione del potere che non poteva non essere attenta alle necessità del popolo.

Fu in questo contesto politico-culturale che l’Imperatore Valente si interrogò sulla possibilità di accogliere un intero popolo in fuga dalla guerra all’interno dei confini del suo Impero. Certamente le ragioni che lo convinsero ad un gesto così magnanimo non furono certo solo di carattere “umanitario”, le province più esterne dell’impero erano in larga parte spopolate ed i guerrieri goti avevano tante volte dimostrato il loro valore come mercenari  al servizio delle Legioni di Roma.

Ma quella che doveva essere l’operazione umanitaria più imponente della storia ben presto però si tramutò in tragedia. Troppi soprusi e furberie da parte del Comes Rei Militari Lupicino incaricato di accogliere i profughi e di scortarli nei territori loro assegnati.

I rifornimenti destinati al popolo Goto poi vennero in gran parte stornati da una rete di funzionari imperiali corrotti. E fu così che il tentativo di attuare un pacifico insediamento si trasformò in una marcia della fame e poi in aperta rivolta. L’epilogo tragico fu la disastrosa  (e clamorosa!) sconfitta dell’esercito romano e la morte dello stesso Imperatore nei pressi di Adrianopoli. I Goti non se ne andranno più. Qualche storico fa coincidere la battaglia di Adrianopoli con l’inizio delle “invasioni barbariche”.

Eppure da quello scontro di culture partì la massiccia penetrazione del cristianesimo fino alla lontana Rus. Certo occorrerà attendere il 988 d.C. per assistere al suggestivo “Battesimo della Rus” da parte del Santo Principe Vladimir nelle acque del Dneper, dove con un gesto simbolico di forte impatto il regnante di allora abbracciava per se ed il suo popolo la religione cristiana. Questa novità generò un intensificarsi degli scambi commerciali e culturali tra la “Santa Rus” e l’impero Bizantino. Il rapporto tra Stato e Chiesa (che dal 1054 partecipò al grande scisma divenendo chiesa ortodossa ) fu di collaborazione ed improntato ad una sostanziale “sinfonia” tra il potere ecclesiastico e quello temporale.

Gli scambi tra Europa e Russia si mantennero intensi per tutto il medioevo (si pensi alla diffusione delle “Madonne Nere” come la Madonna di Czestochowa o la venerata immagine della Vergine di San Luca a Bologna),  in pieno rinascimento si ha notizia di frequenti contatti ed ambascerie tra Il Principato di Mosca e la Serenissima o lo Stato Pontificio.

Quest’ultimo si era fatto promotore già nei decenni  e secoli precedenti di un dialogo fecondo con le chiese ortodosse , basti pensare al concilio di Lione del 1274 od al concilio di Firenze del 1439 che sancirono tra le altre cose la codifica del concetto di purgatorio così come oggi lo conosciamo che si era sviluppato grandemente nelle chiese di oriente.

Per giungere poi rapidamente ai nostri giorni non possiamo dimenticare, rispolverando polverose nozioni scolastiche , la  disastrosa campagna di Russia di Napoleone o la Guerra di Crimea che tanto risalto ebbe nelle vicende del risorgimento italiano.

Le sorti della Russia poi tornarono prepotentemente ad intrecciarsi a quelle dell’intero occidente durante la grande guerra. L’anno 1917 fu un anno fatale. Dall’otto al 13 marzo a San Pietroburgo cominciarono a soffiare i primi venti di rivolta che porteranno poi alla famigerata Rivoluzione di Ottobre. Ecco cosa scrive a tal proposito  il Metropolita Hilarion (presidente del dipartimento per le relazioni estere del Patriarcato di Mosca):

Il 1917 fu un anno cruciale, sia per la Chiesa russa, sia anche per tutto l’impero russo, che segnò l’inizio del caos e dell’orrore della guerra civile, una guerra di tutti contro tutti. In Russia si compirono allora pienamente le parole di Cristo: «Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato» (Mt 10, 21-22). Il Concilio della Chiesa Russa del 1917-1918, svoltosi sullo sfondo del crollo di tutto l’assetto statale e sociale, ristabilì nella Chiesa il patriarcato un tempo soppresso. Il potere sovietico pubblica nel 1918 il «Decreto sulla libertà di coscienza e le associazioni ecclesiastiche e religiose», che afferma il principio della separazione della Chiesa dallo Stato e dalla scuola. Le organizzazioni religiose sono private dello status di personalità giuridica, non hanno il diritto di possedere proprietà, di raccogliere offerte. La prima Costituzione sovietica del 1918 pone il clero e i monaci tra gli elementi non lavoratori, privati dei diritti elettorali.

È l’inizio di una feroce persecuzione senza precedenti che porterà una messe enorme di martiri cristiani per tutto il XX secolo. Ma il 1917 fu un anno formidabile anche per altre ragioni: la Madonna  apparve sei volte fra il 13 maggio e il 13 ottobre a Fatima a tre pastorelli a cui  profetizzò  il destino della Russia con queste parole:

Sono venuta a chiedere la Consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolterete le Mie richieste, la Russia si convertirà e avrete pace; diversamente, diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa; i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate. Infine il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia che si convertirà, e sarà concesso al mondo qualche tempo di pace.

È storia che il desiderio della Madonna venne disatteso, almeno in forma solenne ed esplicita, fino al 25 marzo 1984 dove S. Giovanni Paolo II compì l’atto di consacrazione della Russia.

Quattro anni dopo, in modo incredibilmente (miracolosamente?) incruento, con modalità che ancora lasciano sbigottiti gli storici, l’Impero Sovietico con il suo sbandierato e feroce ateismo usciva silenziosamente di scena. E’ noto solo da pochi anni che fummo ad un passo da un attacco preventivo sovietico in Europa che sarebbe certamente terminato con un olocausto nucleare senza speranza per l’intero pianeta. Era il millenario del “Battesimo della Rus”.

Ecco cosa scrive il Metropolita Hilarion parlando di quei giorni :

Da allora, su tutto lo spazio dell’ex Unione Sovietica, iniziò una rinascita della Chiesa di dimensioni senza precedenti. All’inizio degli anni Novanta la quantità di coloro che desideravano ricevere il battesimo era tale che un comune prete di una comune parrocchia cittadina o rurale poteva arrivare a battezzare in un solo giorno alcune centinaia di persone. Ovunque si cominciò a ricostruire e ad aprire chiese. Nel corso degli ultimi ventisei anni nella Chiesa russa sono state risollevate dalle rovine o costruite ex novo oltre 26.000 chiese: ciò significa che abbiamo aperto e continuiamo ad aprire mille chiese l’anno o tre chiese al giorno. Sono stati aperti oltre ottocento monasteri, che si sono riempiti di giovani monaci e monache.

Questa rinascita della Chiesa Ortodossa e del sentimento religioso in Russia ed in generale nei paesi  del blocco sovietico è figlio, secondo numerosi esperti, di una riconquistata libertà di espressione religiosa , riguadagnata a caro prezzo e quindi tenuta in altissima considerazione.

La libertà dell’uomo , secondo la visione cristiana è sottomessa al solo Creatore, Datore della Vita, ed è naturalmente aliena all’asservimento ad ogni ideologia od istanza politica consentendo al credente nei periodi di persecuzione di accettare il martirio e nei periodi di pace di essere Testimone della Verità . In altre parole la libertà cristiana non ci separa dalle nostre famiglie ne dalle nostre civitas ma ci rende fecondi ed  operosi per avvicinare il “regno di Dio” al genere umano.

E’ evidente la distanza che separa questo concetto di libertà da quello invalso nei paesi occidentali in questi anni. Libertà dai principi morali e dalla responsabilità delle proprie azioni . Una “libertà” in realtà terribilmente distruttiva ed aggressiva. Ancora una volta  assistiamo come troppe volte il potere secolare (come avveniva in epoca pre cristiana) si faccia feroce custode di questo malato concetto di libertà arrivando a silenziare con ogni mezzo ogni forma di pensiero difforme.

E’ la “dittatura del Pensiero Unico” come saggiamente stigmatizzato da Papa Francesco e da Papa Benedetto.

Non si può parlare di relazione tra Occidente e Russia senza tacere sui rapporti a volte burrascosi degli ultimi anni tra UE e Federazione Russa. È cronaca recente l’annessione della Crimea e lo strisciante conflitto con l’Ucraina. Conflitto il cui giudizio è oggettivamente complesso. Se da una parte la Russia di Putin ha mostrato una notevole spregiudicatezza e determinazione  nel perseguire i propri obbiettivi non si può negare che essi siano afferenti alla propria sfera di interesse ed alla propria sicurezza nazionale così come  non si può dimenticare il ruolo ambiguo avuto dalla Germania e dalla NATO nel tentativo di attrarre l’Ucraina nella propria sfera di influenza. Relazioni tempestose dunque, che però non hanno impedito , nonostante le sanzioni recentemente imposte, un vivace scambio commerciale tra UE e Russia . Parlando di relazioni bilaterali l’Italia, con un volume di affari stimato in 17 miliardi di Euro, è il secondo partner commerciale UE per la Russia. Persino il governo Renzi , che pure non aveva in grande stima l’inquilino del Cremlino, fece di tutto per mitigare le sanzioni UE che negli anni hanno danneggiato l’export nostrano di almeno il 10%. Non è un segreto poi la forte dipendenza energetica che il nostro paese ha nei confronti della Russia.

Si fa un gran parlare in alcuni ambienti cattolici se Putin possa essere indicato come un paladino della fede in contrapposizione all’odium fidei che si respira in Europa. A mio avviso la questione è mal posta. Putin è un abile uomo politico , quasi un monarca nel suo Paese. Orientato a perseguire senza tentennamenti il maggior interesse del popolo russo. Certo, ha pubblicamente, a più riprese, dichiarato la propria fede. Non ultimo nelle recenti visite avvenute presso la Santa Sede. Ma essere cristiani in politica non è questione di etichetta  e citando Geremia 17 : “Più fallace di ogni altra cosa è il cuore (dell’uomo)…chi lo può conoscere?”

Piuttosto la novità salvifica che soffia impetuosa dalla lontana Rus verso questa Europa dimentica delle proprie radici cristiane è la seguente: God’s Not Dead!

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